Recensione Caos calmo
- Nazione
- Italia
- Anno
- 2008
- Genere
- drammatico
- Durata
- 112
- Regia
- Antonio Luigi Grimaldi
- Cast
- Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Blu Di Martino, Silvio Orlando, Hippolyte Girardot, Charles Berling, Roberto Nobile, Kasia Smutniak, Blu Yoshimi
Un uomo si ferma, autosospendendosi dalla vita e, così facendo, diventa il fulcro attorno a cui la stessa esistenza ruota.
Caos calmo, tratto dall’omonimo libro Premio Strega 2006 di Sandro Veronesi, vede la regia di Antonello Grimaldi e le straordinarie interpretazioni di Nanni Moretti, Isabella Ferrari, Alessandro Gassman e Valeria Golino.
Una tragedia, la perdita della moglie, avvenuta mentre Pietro Paladini salvava in mare la vita di un’altra donna, di una sconosciuta, è l’evento che interviene a interrompere l’ordinato procedere delle cose.
L’elaborazione del lutto pare debba avvenire secondo un percorso prestabilito, dei binari predefiniti: la carica del dolore che sembra annientare, lo stringersi nell’affetto dei familiari e degli amici, il riprendere pian piano contatto con l’esistenza delle cose, il farsi nuovamente trascinare nella vita quotidiana, con coraggio e forza.
Ma questo non è l’iter di Pietro, il dolore – lancinante, assoluto, devastante – non arriva, ed egli decide semplicemente di sedersi su una panchina, e aspettare. Aspettare che la figlia esca da scuola, aspettare che il dolore lo assalga, aspettare. E, intanto, osservare.
Questa autosospensione lo mette, infatti, in una posizione di privilegio, da cui può guardare il mondo, il microcosmo che, giorno dopo giorno, viene a costituirsi intorno a lui, nel giardinetto in cui passa tutte le mattine: la ragazza che porta a spasso il suo cane, l’oste da cui pranza, il ragazzo down con cui intesse una delicata amicizia fatta di suoni di allarmi e saluti.
Ma può guardare anche gli altri, coloro che facevano parte della sua vita di prima e che ancora ne fanno parte, i quali vengono a lui per consolarlo, per cercare di scuoterlo dal suo stato, e che invece si ritrovano assorbiti dalla calma del suo caos, a confidarsi e a chiedere a lui consolazione. I colleghi preoccupati da una fusione della loro società, l’instabile cognata, il fratello, la sconosciuta salvata quella volta al mare, e così via.
Pietro tornerà, infine, a reinserirsi nel flusso dell’esistenza, preso per mano da sua figlia.
Caos calmo, tratto dall’omonimo libro Premio Strega 2006 di Sandro Veronesi, vede la regia di Antonello Grimaldi e le straordinarie interpretazioni di Nanni Moretti, Isabella Ferrari, Alessandro Gassman e Valeria Golino.
Una tragedia, la perdita della moglie, avvenuta mentre Pietro Paladini salvava in mare la vita di un’altra donna, di una sconosciuta, è l’evento che interviene a interrompere l’ordinato procedere delle cose.
L’elaborazione del lutto pare debba avvenire secondo un percorso prestabilito, dei binari predefiniti: la carica del dolore che sembra annientare, lo stringersi nell’affetto dei familiari e degli amici, il riprendere pian piano contatto con l’esistenza delle cose, il farsi nuovamente trascinare nella vita quotidiana, con coraggio e forza.
Ma questo non è l’iter di Pietro, il dolore – lancinante, assoluto, devastante – non arriva, ed egli decide semplicemente di sedersi su una panchina, e aspettare. Aspettare che la figlia esca da scuola, aspettare che il dolore lo assalga, aspettare. E, intanto, osservare.
Questa autosospensione lo mette, infatti, in una posizione di privilegio, da cui può guardare il mondo, il microcosmo che, giorno dopo giorno, viene a costituirsi intorno a lui, nel giardinetto in cui passa tutte le mattine: la ragazza che porta a spasso il suo cane, l’oste da cui pranza, il ragazzo down con cui intesse una delicata amicizia fatta di suoni di allarmi e saluti.
Ma può guardare anche gli altri, coloro che facevano parte della sua vita di prima e che ancora ne fanno parte, i quali vengono a lui per consolarlo, per cercare di scuoterlo dal suo stato, e che invece si ritrovano assorbiti dalla calma del suo caos, a confidarsi e a chiedere a lui consolazione. I colleghi preoccupati da una fusione della loro società, l’instabile cognata, il fratello, la sconosciuta salvata quella volta al mare, e così via.
Pietro tornerà, infine, a reinserirsi nel flusso dell’esistenza, preso per mano da sua figlia.
Viviana Ambrosino












